sabato 1 febbraio 2014

Attenzione, questo post è dannatamente lungo e potrebbe nuocere alla vista se letto sul telefonino. Ma commentarne solo una parte non ha senso. (Balasso)

L'ansia di definire il mondo a priori genera schieramenti. E gli schieramenti, per come sono fatti, non aiutano il ragionamento. Io non posso dire, come effettivamente penso, che è stato un errore assegnare ai coloni una terra abitata da altri per il semplice fatto che lo diceva un libro di fantasia; non posso dire, come effettivamente penso, che è arrogante un popolo che si definisce popolo eletto; non posso dirlo perché verrei tacciato di antisemitismo. Perché o stai con i rossi o stai con i neri, i marciapiedi sono separati da una strada di livore eterno e attraversare la strada ti travolgerà. E se io dicessi che la famiglia Rotschild è tra le cause della sofferenza di tanta gente si arriverebbe persino a pensare che io sia filonazista.
Questo perché dall'altra parte, ci sono dei coglioni che mandano pacchi con teste di maiale, ci sono dei coglioni che disegnano svastiche perché gli piace il logo e quindi criticare un ebreo significa per i più spedire teste di maiale.
Il mio amico Tajani mi faceva notare che se tu dici che non mangi carne, quasi tutti ti definiscono vegetariano, se tu dici che non sei vegano, quasi tutti pensano che mangi carne. Non è data la possibilità di una forma complessa di pensiero. Se io faccio sesso con me stesso, mi devo definire omosessuale? L'ansia di definizioni non aiuta il ragionamento.
Con queste premesse è abbastanza logico pensare che gli schieramenti politici siano un pantano di pensiero dal quale è difficile uscire. Grillo tempo fa diceva che se tu pensi alla politica come a schieramenti capeggiati da leader sei morto, fai parte del passato; ma purtroppo gli eventi hanno dimostrato che la maggior parte di quelli che hanno votato Cinque Stelle (un nome, se ci pensate, aristocratico) lo hanno fatto perché intendono che Grillo sia il leader di uno schieramento e nei fatti egli stesso, travolto dal "dibattito", è costretto a comportarsi come il leader di uno schieramento.
Una favola di Fedro parla di un padrone che compra uno schiavo etiope e, siccome pensa che lo schiavo sia nero perché il precedente padrone non lo ha lavato, tenta su di lui ogni tipo di lavaggio fino a fare ammalare lo schiavo. Tralasciando qualunque considerazione sulla proprietà di esseri umani, dico che quel padrone commette lo stesso errore intellettuale commesso dal vecchietto di Arcore quando ha definito "abbronzatissimo" Obama, ha pensato cioè che il nero non fosse semplicemente nero, ma fosse un non-bianco.
L'antagonismo vende. Siete sicuri che la scelta di Scarlett Johansson di abbandonare l'adesione (morale) alle rivendicazioni degli abitanti degli insediamenti e di stare ora dalla parte dei coloni ebrei sia una questione politica? Una presa di coscienza intellettuale? O non l'ha fatto forse perché pubblicizzare l'azienda dei coloni che rende le bibite gasate le porta tanto denaro, e magari alla ditta delle bibite non faceva piacere che lei sostenesse (gratuitamente) le cause degli arabi?
Notate come, per descrivere questa situazione anch'io sia costretto grossolanamente a definire schieramenti, come se tutti gli ebrei fossero oppressori, come se tutti gli arabi fossero buoni, come se l'aranciata fosse cattiva e Scarlett Johansson fosse diventata un cesso.
Questo avviene perché ciò che non conosciamo direttamente lo leggiamo sugli organi di stampa i quali sguazzano nell'affondare la scure tra le categorie. E così i grillini sono squadristi, bisogna rivedere le immagini al rallenty per capire se si tratta di uno schiaffo o di una gomitata, la Boldrini è il difensore della vecchia politica e qualcuno ha lanciato offese sessuali (ma, scusate, anche vaffanculo è un'offesa sessuale!) e tutta questa bolgia in cui è indistinguibile qualsiasi pensiero fa venire in mente che forse la politica andrebbe fatta dai vecchi, sarebbe difficile così dire che una è stata eletta perché fa i pompini o sarebbe difficile anche solo saltare i banchi del parlamento. In questa bolgia di schiaffi, di vaffa, di acrobazie e di schiamazzi è scomparso l'oggetto del contendere. Di cosa stavamo parlando? La stampa non ne fa cenno, i fatti scompaiono lasciando il posto a dichiarazioni, rivendicazioni, esternazioni, insomma: definizioni di campo nelle quali il campo è stato spostato sotto i nostri piedi. Il giorno dopo i fatti scompaiono dai giornali. Ricordo che quando Schumaker ha avuto l'incidente che lo ha ridotto al coma, nella bolgia di bollettini medici e di amarcord automobilistici io, che non avevo letto niente, non capivo cosa fosse successo; ho chiesto a qualcuno e ho ottenuto due risposte: 1) era in moto con suo figlio che era rimasto incolume, 2) era uscito di strada in macchina, la cosa inspiegabile era che guidasse una macchina privata col casco. Insomma, tutti sapevano tutto dei bollettini medici ma, su quanto era successo, solo congetture. Il giorno dopo i fatti sono dati per scontati.
Ovviamente i più maliziosi ci dicono che c'è del metodo nelle dimenticanze della stampa, in questo insistere sulle cazzate. E infatti qualcuno si stava cominciando a chiedere se il problema, più che negli schiamazzi, consistesse in qualche decisione, la legge elettorale, certo, va bene, ma non era mica la legge elettorale, c'era qualcosa di cui non si parla più ma c'era qualcosa... eppure è successo di recente, possibile che abbiamo già dimenticato in un lampo? Certo, è molto più interessante lo schieramento e così si può litigare, Stamina, Italicum, Imu, tutto fa brodo purché si possa litigare, eppure dobbiamo sforzarci di trattenere un pensiero che qualcuno vuole farci passare dalla mente a tutti i costi. Devo scartabellare tra foto e articoli per trovare qualcosa di due giorni fa che parla della Banca d'Italia e del decreto associato all'Imu sul quale è stata scatenata una bagarre sulla quale i giornali si sono tuffati. Ecco cos'era che dovevo dimenticare, che la Banca d'Italia sta per diventare una roba che potrà essere quotata in borsa e che, in nome della diffusione della proprietà, dando l'illusione che finisca l'era della Banca in mano a privati (Intesa San Paolo e Unicredit soprattutto), lo Stato potrebbe tornare in proprietà della Banca. Tutto il rigiro potrebbe portare 1 miliardo nelle casse dello Stato. Trovo però, sommersa tra le righe di qualche blog, una considerazione piuttosto preoccupante: fino a pochi giorni fa, se lo Stato avesse voluto (e potuto) rientrare in possesso del controllo della Banca d'Italia, avrebbe speso 156.000 euro, tanto avrebbe dovuto dare agli attuali azionisti. E dopo il decreto, quando dovrà spendere lo Stato per rientrare in Bankitalia da controllore? 7,5 miliardi di euro. Più qualche altro miliardo in caso di quotazione in Borsa. Ma pare che questa cifra la debba in qualche modo anticipare per gestire temporaneamente un momento di vuoto partecipativo. Cosa vuol dire? Io non l'ho capito e leggere la gente che se ne intende di economia equivale a leggere la formula della fusione fredda. Questa notizia se ne sta nascosta tra le gomitate e i pompini sui fogli di giornale, al pari di quell'altra notizia di tempo fa, che riportava l'obbligo dell'Italia a partecipare a un fondo europeo salvastati versando in pochi anni 130 miliardi di euro circa, una notizia che, se non fosse drammatica, avrebbe del comico, perché è come se io dessi alla banca mille euro per potere un domani chiedere un prestito di 10 euro sperando che la banca me li dia.
Qualcuno stava per riprendere le fila, ma era tardi, bisognava votare per via dell'Imu, per salvare le famiglie italiane dalla fame, perché qualcuno l'aveva promesso. Era tardi, ora qualcuno vorrebbe parlarne ma purtroppo sui giornali non c'è spazio: è tornato a bomba, come l'ape sul miele, come Vespa su Cogne, l'attesissimo colpo di scena del processo Meredith. Tiro fuori una manciata di euro per pagare il conto, mi chiedono se voglio fattura, ricevuta oppure anche senza niente. Io non capisco quello che succede.

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