l’economia italiana sta crollando
"Mentre l’attenzione sulla crisi dell’euro è
focalizzata principalmente su Grecia e Cipro, non è un mistero che
l’Italia - con la Spagna - sia la vera sfida per il futuro della moneta
comunitaria. Nel silenzio della stampa internazionale, la condizione
della macroeconomia italiana non mostra alcun segno di miglioramento:
anzi, numerosi indici ritraggono un’economia nazionale in depressione
piuttosto che in severa recessione. Non è esagerato affermare che l’economia italiana sta crollando.
L’Italia è la terza economia dell’eurozona, dopo la Germania e la
Francia, ed ha contratto il più grande debito pubblico (più di duemila
miliardi di euro) che è andato crescendo ad un ritmo sorprendente,
persino in tempi recentissimi ed in particolare in rapporto con il PIL
(130%), visto che quest’ultimo sta rapidamente contraendosi. Come è
possibile che un tale debito sia sostenibile? Infatti non lo è! Per il
momento, grazie alla BCE (che ha acquistato 102,8 miliardi di euro di
debito italiano tra il 2011 e il 2012) e specialmente al meccanismo LTRO, le finanze italiane hanno potuto essere tenute a galla. Le banche italiane
hanno potuto assorbire 268 miliardi di euro di liquidità emessa dalla
BCE grazie al programma LTRO, il cui meccanismo è il seguente: "Dato
che la BCE non può prestare liquidità agli Stati, eccetto in caso di
emergenza estrema e per ragioni di stabilizzazione dei mercati
finanziari a breve termine, la presta alle banche che acquistano titoli
di credito governativi". E’ interessante notare che LTRO funziona come strumento per permettere il ritiro in buon ordine degli investitori internazionali dall’Italia, specialmente francesi e tedeschi, la cui quota detenuta di debito italiano è passata dal 51% al 35%, facendo sembrare che fossero le banche italiane a ricomprare il debito nazionale. Questo è un segnale importante, che va in senso contrario alla interdipendenza
che ci si aspetterebbe nel quadro di un’unione monetaria e di una
prossima unione politica dell’eurozona. E’ realistico pensare che molti
investitori stiano riducendo sistematicamente la loro esposizione in
Europa del Sud, nella speranza che una prossima uscita dall’euro avrà
per loro conseguenze meno gravi. Per gli euroscettici significa che, una
volta che gli investitori stranieri si saranno ritirati, l’Italia verrà
abbandonata al suo destino.
La verità è che lo Stato Italiano è fallito nell’estate del 2011,
quando gli interessi del debito nazionale andarono fuori controllo e,
come risultato, l’Italia perse l’accesso ai mercati finanziari. Ma, a
causa dell’importanza dell’Italia come realtà economica e come
DEBITRICE, la BCE e le autorità politiche europee hanno acconsentito
alla creazione artificiosa di una parvenza di mercato attorno alla
finanza pubblica italiana. L’Italia avrebbe dovrebbe rimanere sotto
questa tutela fino a quando la situazione economica interna non fosse
migliorata migliori insieme alla fiducia dei mercati per tornare ad
accedere al mercato del credito. Ma questo purtroppo non avviene e non
ci sono segni che lascino sperare che ciò accada nei prossimi anni. La
situazione dell’economia italiana è semplicemente drammatica.
Recentemente
è apparso un rapporto che rivela come la crisi attuale (2007-2013) sia
molto peggiore di quella del 1929-1934. Nella presente crisi gli investimenti sono crollati
del 27.6% in cinque anni, contro il 12.8% della recessione tra le due
guerre. Il PIL è sceso del 6.9% contro il 5.1%. L’Italia, il cui
comparto manufatturiero è secondo in Europa dietro la Germania, ha perso
il 24% della sua produzione industriale, tornando ai livelli del 1980.
Nessun dato mostra segni di ripresa. Dal’inizio dell’anno, il Paese ha perso più di 31.000 aziende
ed ogni giorno chiudono 167 punti vendita al dettaglio, un’autentica
disintegrazione del settore della distribuzione. Il settore dell’auto,
uno dei più importanti, non fa che contrarsi: dai 2,5 milioni di vetture
vendute nel 2007 siamo giunti ai 1,4 milioni di oggi, come nel 1979 e
continuano a scendere. L’edilizia, altro pilastro dell’economia
nazionale, è alla rovina: la caduta del 14% nel 2012 è l’ultima di una
lunga serie. Le vendite di alloggi sono scese del 29% nel 2012 rispetto
al 2011 che fu una catastrofe, fino al livello del 1985 di 440.000, la
metà del 2006. L'impatto di questa tendenza sull’impiego è drammatico:
la disoccupazione e’ giunta al 12% e sale rapidamente. Mezzo milione di lavoratori
sono in cassa integrazione, e appare certo che a breve termine
perderanno il loro impiego invece di essere reintegrati nel ciclo
produttivo. Lo Stato Italiano si è finora arrabattato per difendere la
propria posizione finanziaria per mezzo di ulteriori tassazioni, piccole
riduzioni di spesa e altri prestiti. Come illustrato prima, lo schema
di questi nuovi prestiti è stato architettato con la BCE e il settore
bancario. La tassazione ha raggiunto livelli record, e con la stretta
creditizia sta asfissiando l’economia interna. I tagli di spesa sono
stati applicati fino ad un certo punto ma, come l’aumento delle tasse,
hanno un effetto deprimente sull’economia per non parlare della loro
difficile applicazione in un sistema clientelistico per non dire
apertamente cleptocratico come quello Italiano.
Sotto la pressione della UE l’Italia si è impegnata a misure rigorose di controllo della spesa pubblica, fino ad introdurre un emendamento costituzionale
per farle rispettare. Sembra assurdo ma il bilancio dello Stato appare
in attivo se non si considerano gli interessi passivi sul debito, ma
questo è dovuto al fatto che lo Stato spesso “dimentica” di
pagare i suoi fornitori: lo scoperto nei confronti delle aziende
fornitrici ammonta a una cifra oscillante fra 90 e i 130 miliardi di
euro. Non è difficile immaginare che, in pochi mesi e malgrado le nuove
tasse, il collasso di interi settori dell’economia
interna causerà un rapido abbassamento degli incassi di imposte. Visto
che non sembra possibile contrarre nuovi prestiti e che in Italia
parlare di misure di austerità è una barzelletta, lo Stato italiano si
troverà senza vie di uscita possibili e saranno necessarie nuove misure
della BCE.
Essenzialmente, una forma di fallimento assistito
e controllato. Ma, dati gli ordini di grandezza dell’economia e del
debito pubblico italiani, ciò è semplicemente impossibile. In assenza di
qualsiasi consenso politico riguardo ad una politica monetaria
radicalmente diversa della BCE, il solo scenario realistico sarà quello
di una rinegoziazione o di una ristrutturazione del debito, come suggerito da Nouriel Roubini
in una precisa analisi pubblicata circa 18 mesi fa. Il collasso della
finanza pubblica italiana sta avvicinandosi rapidamente ed avrà un
enorme impatto sull’Eurozona e sulla UE."
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