"Se
non si incentivano le persone la società non può crescere". Questa è
una delle frasi fatte che più comunemente si sentono dire.
Si
tratta di frasi ascoltate in tv, lette sui giornali o sentite da
qualcuno e ripetute a macchinetta senza un vero ragionamento su cosa
significhino, dando per scontato un apparato mentale preconfezionato.
Innanzitutto non ci si chiede cos'è l'incentivo e poi non ci si chiede
cos'è la crescita. Il fatto che molti misurino la crescita della società
nell'ampiezza della macchina che si usa o nel numero di cazzate
tecnologiche che le aziende mettono a disposizione, ovviamente tacendo
sulla tecnologia che sarebbe veramente utile e che è quasi totalmente
assente, la dice lunga su quanto sia facile educarci ai luoghi comuni.
La maggior parte delle persone pensa che l'incentivo che spinge le
persone ad agire non possa essere altro che il denaro. Non si può
fargliene una colpa, il loro sistema nervoso li spinge a difendere
l'esistente perché è umiliante impegnarsi in un gioco quando ti dicono
che quel gioco non ha senso. Fin da piccoli si è messi a confronto con
una teoria: l'assenza di soldi provoca infelicità. Il padre, che non
riesce a far capire a suo figlio che desiderare un paio di scarpe e
proprio quelle solo perché ce le hanno gli altri è stupido, cerca di
cavarsela dicendogli che non ci sono abbastanza soldi per comprare
proprio quelle scarpe. Ovviamente, il fatto che i genitori comprino un
telefono perché ce l'hanno altri adulti sta a significare che quello che
consideriamo educazione è un fallimento.
Quando quel figlio
crescerà si guarderà intorno e l'immaginario creato dai media gli
racconterà che le belle donne si accoppiano con chi ha più soldi, che
chi ha i soldi vive una vita agiata e crederà che gli agi siano una
villa col cancello elettrico o un'auto che gli altri non possono
permettersi. Se raggiungerà tale scopo, si sentirà superiore e
nasconderà a tutti, ma soprattutto a se stesso, le ansie del possesso
delle cose, le paure di perderle, la rabbia di dover competere e non
potrà ammettere la sconfitta; non potrà riconoscere che il possesso
delle cose che gli altri considerano importanti non dà nessuna felicità
se quelle cose non riempiono veramente la sua vita.
Si metterà in
coda per brandelli di felicità, dedicherà giorni, mesi, anni, al
conseguimento di piccole conquiste di posizione in una scala che è solo
immaginaria e, come dice Seneca, pur non volendo condividere con nessuno
i suoi soldi e i suoi averi, metterà a disposizione di gente orrenda
ciò che ha di più importante: il suo tempo.
Questa gabbia di
pensiero non è messa in discussione da chi giustifica l'esistente per
avere l'illusione di giocare un gioco interessante. Siamo educati a
questo pensiero dalla più tenera infanzia, non ci rendiamo nemmeno conto
di non avere controllo su ciò che pensiamo e desideriamo, nemmeno ci
accorgiamo che tutte le nostre azioni sono solo reazioni indotte dal
nostro sistema nervoso che funziona in base agli stimoli ricevuti fin da
piccoli.
Soldi. Come si dice in "non è un paese per vecchi", quanti
delitti si compiono per i maledetti soldi, senza nemmeno chiedersi a
cosa servono i soldi. La maggior parte del nostro tempo è tempo perso,
la maggior parte dei nostri soldi (che sono il nostro tempo) va spesa
per tentare inutilmente di lenire un'angoscia della quale non vogliamo
capire le origini.
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