lunedì 20 gennaio 2014

"Se non si incentivano le persone la società non può crescere". Questa è una delle frasi fatte che più comunemente si sentono dire.
Si tratta di frasi ascoltate in tv, lette sui giornali o sentite da qualcuno e ripetute a macchinetta senza un vero ragionamento su cosa significhino, dando per scontato un apparato mentale preconfezionato.
Innanzitutto non ci si chiede cos'è l'incentivo e poi non ci si chiede cos'è la crescita. Il fatto che molti misurino la crescita della società nell'ampiezza della macchina che si usa o nel numero di cazzate tecnologiche che le aziende mettono a disposizione, ovviamente tacendo sulla tecnologia che sarebbe veramente utile e che è quasi totalmente assente, la dice lunga su quanto sia facile educarci ai luoghi comuni.
La maggior parte delle persone pensa che l'incentivo che spinge le persone ad agire non possa essere altro che il denaro. Non si può fargliene una colpa, il loro sistema nervoso li spinge a difendere l'esistente perché è umiliante impegnarsi in un gioco quando ti dicono che quel gioco non ha senso. Fin da piccoli si è messi a confronto con una teoria: l'assenza di soldi provoca infelicità. Il padre, che non riesce a far capire a suo figlio che desiderare un paio di scarpe e proprio quelle solo perché ce le hanno gli altri è stupido, cerca di cavarsela dicendogli che non ci sono abbastanza soldi per comprare proprio quelle scarpe. Ovviamente, il fatto che i genitori comprino un telefono perché ce l'hanno altri adulti sta a significare che quello che consideriamo educazione è un fallimento.
Quando quel figlio crescerà si guarderà intorno e l'immaginario creato dai media gli racconterà che le belle donne si accoppiano con chi ha più soldi, che chi ha i soldi vive una vita agiata e crederà che gli agi siano una villa col cancello elettrico o un'auto che gli altri non possono permettersi. Se raggiungerà tale scopo, si sentirà superiore e nasconderà a tutti, ma soprattutto a se stesso, le ansie del possesso delle cose, le paure di perderle, la rabbia di dover competere e non potrà ammettere la sconfitta; non potrà riconoscere che il possesso delle cose che gli altri considerano importanti non dà nessuna felicità se quelle cose non riempiono veramente la sua vita.
Si metterà in coda per brandelli di felicità, dedicherà giorni, mesi, anni, al conseguimento di piccole conquiste di posizione in una scala che è solo immaginaria e, come dice Seneca, pur non volendo condividere con nessuno i suoi soldi e i suoi averi, metterà a disposizione di gente orrenda ciò che ha di più importante: il suo tempo.
Questa gabbia di pensiero non è messa in discussione da chi giustifica l'esistente per avere l'illusione di giocare un gioco interessante. Siamo educati a questo pensiero dalla più tenera infanzia, non ci rendiamo nemmeno conto di non avere controllo su ciò che pensiamo e desideriamo, nemmeno ci accorgiamo che tutte le nostre azioni sono solo reazioni indotte dal nostro sistema nervoso che funziona in base agli stimoli ricevuti fin da piccoli.
Soldi. Come si dice in "non è un paese per vecchi", quanti delitti si compiono per i maledetti soldi, senza nemmeno chiedersi a cosa servono i soldi. La maggior parte del nostro tempo è tempo perso, la maggior parte dei nostri soldi (che sono il nostro tempo) va spesa per tentare inutilmente di lenire un'angoscia della quale non vogliamo capire le origini.

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