Viaggio invisibile
Guardano la loro casa ordinata, pulita, comoda. Posano lo sguardo tra le cose, abbracciano i loro figli si allontanano presi dalle loro idealizzazioni: vogliono il meglio. La disgregazione di chi non è conforme fa parte del gioco, in quella linea di continuità ad Eicheman e alla banalità del male, mediamente ipocriti e semplicemente calcolatori sociali. I cani randagi sono più protetti rendono splendidi. Il tutto avvallato da fiancheggiatori non certo teneri, anzi solerti a trovare colpe e difetti, magari per compensare quei silenzi del corpo, senza fremiti, dove l’onore è confuso con macho cinismo. L’abominio libertario onomatopeico di alcuni. Lo scopo? Abbassare la soglia dei diritti consentiti. Un’oscura volontà di potenza. Complici e partecipi, sempre liberi con finalità spicciole e contingenti, come quella di seminare imbarazzo tra le vittime. Come dei cecchini. Finendo con l’oscurare chi subisce; in un’intollerante svalutazione. Squallidi per non dire malvagi sempre in agguato e pronti ad infilarsi nei varchi. E molti di questi hanno un rapporto stretto o quantomeno gravitano con chi si dovrebbe occupare di diritti umani e civili. Il tutto condito da turpitudini ammantate di luoghi comuni. In quella <<naturalità>> a catena che presuppone l’uso della forza brutale o melliflua che riduce l’altro ad un oggetto inerte. E per colmo d’infamia gli si attribuisce un <<consenso>>. Vogliono il meglio. E tutto può essere obliato dall’indifferenza. Salvatore Loviso Calvello (Pz)
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