sabato 14 giugno 2014

“Pensiero positivo”
IL PRESUPPOSTO ESSENZIALE PER LA GUARIGIONE DALLE MALATTIE...

Gli scopi prioritari dell'uomo primitivo erano quelli di assolvere a pochi, essenziali bisogni: alimentarsi, proteggersi, soddisfare le proprie necessità fisiologiche. Quindi la sua esistenza ed il suo stato di benessere erano condizionati semplicemente dall'essere o meno riuscito ad
assolvere a tali esigenze. L'evoluzione successiva ha certamente via via migliorato le condizioni di vita dell'uomo, ma ha anche, di fatto, moltiplicato a dismisura i bisogni da soddisfare, obbligandolo a concentrare su di essi tutte le sue attenzioni ed allontanandolo sempre più dal raggiungimento di quel senso di appagamento, latore di serenità e benessere interiore. Con ciò non vogliamo affermare che sarebbe auspicabile un ritorno al passato, oltre che utopistico sarebbe controproducente, ma che i nostri maggiori sforzi dovrebbero essere indirizzati verso l'apprezzamento e la compiacenza di godere di ciò che abbiamo, cercando sì, sempre, di migliorarci, ma nel contempo gioire anche per le piccole soddisfazioni quotidiane (l'abbraccio di tuo figlio, il bacio di tua madre, il sorriso di un amico, etc.). Nell'attitudine ad apprezzare queste piccole cose e a vedere il lato positivo anche nelle
maggiori avversità è racchiuso il segreto della gioia di vivere; in due parole possiamo dire che la nostra serenità ed il nostro benessere dipendono dalla nostra capacità di "pensare positivo". Il più delle volte nemmeno ci accorgiamo di quanto l'atteggiamento verso ciò che ci
accade, anche modeste sventure, può condizionare la nostra vita. Un esempio, banale ma significativo: una persona al mattino esce di casa per andare al lavoro, un po' trafelata perché in ritardo, scendendo le scale mette un piede in fallo e cade per terra, ma senza conseguenze. A questo evento la persona può reagire pensando in due modi contrapposti: "Che fortuna, avrei potuto rompermi l'osso del collo ed invece non mi sono fatto nulla, oggi è una grande giornata!" oppure, "Ecco, sono caduto, la giornata comincia proprio male, chissà cos'altro mi capiterà!". Senza nemmeno rendercene conto, il nostro cervello, registrerà la nostra reazione condizionando l'intero organismo e gli eventi futuri; ma cerchiamo di capirne i "meccanismi".

IL CERVELLO ED IL SUO RUOLO NELLA MALATTIA
Possiamo paragonare il cervello umano ad un computer, che riceve informazioni, le elabora, le archivia ed invia ad altri centri gli ordini adeguati. La materia grigia o neocorteccia è composta da più di 15 miliardi di cellule nervose (neuroni) con enormi capacità. E' infatti
grazie ad esse che riusciamo a muoverci, comunicare ed immagazzinare migliaia di informazioni da utilizzare quando necessario. A sua volta la neocorteccia è suddivisa in due emisferi: destro e sinistro. L'emisfero destro gestisce le informazioni emozionali ed affettive permettendoci una visione globale delle situazioni; è connesso con l'intuizione e corrisponde al nostro lato ricettivofemminile. Governa la parte sinistra del corpo. L'emisfero sinistro
governa le funzioni razionali (leggere, parlare, riflettere), è quindi connesso con il pensiero logico e corrisponde al nostro lato maschile. Governa la parte destra del corpo. I due emisferi sono uniti dal corpo calloso che permette loro di trasferirsi le informazioni. Nella donna il corpo calloso è più "spesso" che nell'uomo, quindi più ricco di connessioni, questo spiegherebbe la maggiore predisposizione a "vedere" le situazioni in modo più globale considerandone anche gli aspetti emozionali e non quelli prettamente razionali come avviene
invece per l'uomo. Anatomicamente al di sotto della neocorteccia, nella parte più interna della scatola cranica, si trova il cervello limbico o mammifero, detto anche "cervello emozionale". Il cervello limbico interviene a tutti i livelli dell'elaborazione dell'informazione.
Inizialmente, all'entrata dell'informazione, esso filtra quanto deve essere inoltrato direttamente alla materia grigia o ciò che richiede un'azione immediata. Nel momento di agire fornisce la motivazione per l'azione ed archivia, nella cosiddetta "memoria emozionale", la conclusione a cui è giunta la materia grigia rispetto all'azione messa in atto. Tale conclusione verrà memorizzata come gradevole, quindi ripetibile, o sgradevole, quindi da evitare. A questo punto entra in gioco un ulteriore elemento, indispensabile per logica, e cioè quella struttura
in grado di agire sull'attività degli organi in conseguenza degli ordini ricevuti dalla neocorteccia e dal cervello limbico: l'ipotalamo. Esso è un centro nervoso, situato fra i due emisferi cerebrali, con lo scopo di governare i sistemi neuro-vegetativo ed endocrino (tiroide, paratiroidi, surrenali, ghiandole genitali ed ipofisi). Il sistema neuro-vegetativo a
sua volta, per lo svolgimento delle sue funzioni, si avvale di due grandi circuiti: il simpatico ed il parasimpatico. Il primo stimola tutto ciò che è biologicamente fatto per mantenerci in stato di veglia e di potenziale combattività, mentre il secondo stimola le nostre funzioni di riposo e di recupero. In base, quindi, ai comandi ricevuti, l'ipotalamo gestisce i due sistemi con possibilità di preminenza verso uno di essi; con predominanza del simpatico i sintomi potranno essere: insonnia, perdita ponderale, perdita d'appetito, aumento della pressione arteriosa, nervosismo; viceversa con predominanza del parasimpatico il sistema nervoso si sintonizzerà su una frequenza più adatta al recupero: spossatezza, mancanza di energia, maggiore bisogno di cibo. In definitiva, l'ipotalamo ha una funzione esecutiva: non analizza, non riflette per sapere se l'ordine è favorevole o no, si accontenta di eseguirlo, ma esso ha una funzionalità con conseguenze che si ripercuotono su tutto l'organismo. E' proprio questo aspetto che potremmo sfruttare a nostro favore; fornire segnali positivi all'ipotalamo può aiutarci a risolvere rapidamente le malattie. Un esperimento molto significativo dimostra proprio questa possibilità: sul braccio di una persona in stato d'ipnosi si è appoggiata una moneta a temperatura ambiente, suggerendole però che si trattava di una moneta rovente. Nel giro di pochi minuti apparve sul braccio prima il rossore e poi la classica bolla da scottatura in corrispondenza della moneta. In questo caso la suggestione, che non è stata filtrata dal cervello limbico, informa la neocorteccia che una moneta rovente è stata appoggiata sul braccio innescando una serie di reazioni fisiologiche a cascata che inducono l'ipotalamo a reagire attivando i processi infiammatori. Pertanto, nel bene e nel male, tutto ciò che viene elaborato dalla neocorteccia, pensieri, credenze ed emozioni, attraverso l'ipotalamo, condizionano le funzionalità dell'intero organismo. Perché allora non sfruttare a favore della nostra salute questo straordinario meccanismo? 

CONSCIO, INCONSCIO E SUBCONSCIO 
Fra tutti i regni della natura, l'essere umano è l'unico a poter essere cosciente di sé e quindi a vantare questa facoltà: l'essere conscio. Grazie ad essa noi possiamo conoscere la "nostra" realtà e rifletterci sopra; diciamo "nostra" perché è effettivamente tale dal momento che è condizionata e limitata alla percezione dei nostri sensi. I sensi ci permettono di prendere coscienza soltanto di una piccola parte dell'universo; più allarghiamo il campo della conoscenza, più possiamo intervenire per trasformare favorevolmente il nostro mondo, tenendo saldamente in mano le redini della nostra vita. La nostra realtà è qualcosa che creiamo noi stessi ad ogni istante con i pensieri sui quali ci sintonizziamo, con le parole che pronunciamo e con le scelte che facciamo. Nella differenza fra lo stare al timone del proprio strumento, il cervello, o essere ai suoi ordini, sta la scelta di essere il programmato o il programmatore della propria esistenza. Quest'ultimo dovrà stare ben attento a ciò che "lascia entrare" attraverso le porte sensoriali, in modo da non influenzare negativamente l'inconscio ed il subconscio. L'inconscio corrisponde a ciò che non è cosciente ed avviene a nostra
insaputa; a ciò che pur essendo stato dimenticato continua a manifestarsi. La maggior parte delle nostre reazioni sono inconsce e sono in rapporto con uno o più ricordi annidati nella nostra memoria emozionale. Possiamo affermare che l'inconscio è la posizione automatica del cervello, che fa appello al cervello limbico ed all'ipotalamo. La maggior parte degli esseri umani pensa, parla e agisce in modo automatico e non è conscia della portata dei propri pensieri e delle proprie parole. Il subconscio è invece l'esecutore. Non riflette, ma obbedisce; una sorta di servo incredibilmente potente, ma privo di discernimento. Esso comprende messaggi semplici, immagini, direttive precise; fa appello all'ipotalamo, ma non solo. Il subconscio ha la capacità di collegarsi all'intero sistema che governa tutta l'attività cerebrale per manifestare nel nostro mondo l'ordine che ha ricevuto. Proprio come l'inconscio, il subconscio funziona in automatico, ma può ricevere ordini sia dal conscio che dall'inconscio. La differenza principale fra inconscio e subconscio è che il primo può essere risvegliato e diventare cosciente, ma ciò che li accomuna e che rappresenta per noi un enorme opportunità da cogliere è che entrambi sono incapaci di distinguere fra un'immagine reale ed un'immagine immaginaria e, quindi, in entrambi i casi essa viene percepita come reale dal cervello, dal sistema nervoso e dal corpo in generale. Ad esempio sognando (stato inconscio) che qualcuno ci rincorra per ucciderci sentiremo la sensazione di paura, ci batterà forte il cuore e tutto l'organismo ne avrà ripercussioni. Da tutto ciò si comprende che noi abbiamo la capacità di ri-programmarci in modo da predisporre il nostro organismo al superamento degli stati di malattia. Ciò è possibile grazie al pensiero positivo.

IL PENSIERO POSITIVO
L'educazione che abbiamo ricevuto e le esperienze che abbiamo vissuto sono state registrate nella nostra memoria emozionale, annidata a livello inconscio. Se in conseguenza di un'esperienza negativa abbiamo programmato l'equazione "amare = soffrire", avremo molta paura di amare; magari cercheremo l'amore, ma non saremo nelle condizioni di viverlo appieno determinando magari la fine del rapporto prima che ci ferisca. Se abbiamo il programma inconscio "avere più degli altri = ingiustizia", da un lato desidereremo avere delle belle cose ed avere successo, ma ci attireremo delle circostanze tali da mandare in pezzi queste belle cose o da sabotare le nostre occasioni di successo. Tali programmazioni influiscono prima di tutto sui nostri pensieri che, a loro volta condizionano la nostra esistenza. E' stato calcolato che mediamente il 70% dei nostri pensieri è negativo; siamo quindi per lo più in una funzione automatica sfavorevole. Purtroppo non ci rendiamo conto che tali pensieri ci condizionano a tal punto da mettere in atto le negatività. Il destino è una funzione automatica che prende il sopravvento quando rinunciamo a tenere le redini della nostra vita; riprendiamo il comando e vedremo che la nostra vita si trasformerà per il meglio, sia per quanto riguarda la nostra salute che la nostra felicità. Ma come passare da questa funzione automatica sfavorevole ad una funzione automatica favorevole? Prima di tutto dobbiamo ritornare alla funzione manuale, che consiste nel fare attenzione alle parole che pronunciamo, ma soprattutto a certe espressioni abituali come "faccio fatica a..." oppure "non riesco a...". Tali espressioni finiscono per crearci realmente degli affaticamenti e generare situazioni di insuccesso. Tornare alla funzione manuale consiste nello stare attenti a queste espressioni preconfezionate, nell'annullare tali programmazioni dicendo "la annullo" e sostituendo "faccio fatica" con "mi risulta un po' meno facile"; "sono debole di..." con "il mio ... sta migliorando"; "non ne uscirò mai" con "non so come, ma ne uscirò" e così via. Ciò che importa è l'immagine formata dalla parola che uso: quando la parola o l'espressione nuova, favorevole, diventa abitudine, la lascio diventare automatica. Dunque per usare in modo favorevole il nostro computer cerebrale: 
- faremo attenzione alle parole ed alle espressioni di cui ci serviamo;
- annulleremo quelle che possono avere ripercussioni sfavorevoli;
- faremo in modo di sostituirle con parole o espressioni gradevoli.
Inoltre prenderemo l'abitudine di usare espressioni del tipo: magnifico, straordinario, fantastico, sono sempre più in forma, vado sempre meglio, eccetera. Formule come "sempre più" e "sempre meglio" sono favorevoli e ci aiutano a credere in quello che diciamo, oltre che a influenzare il nostro subconscio. Una persona ammalata può avere difficoltà a credere di star bene, ma se accetta l'idea di "sempre meglio", questo implica "un po' meglio di ieri". E' dunque una formula più facile da registrare. Il subconscio che ripete quest'ordine farà in modo che ci si predisponga effettivamente ad un miglioramento, e il risultato incoraggiante ci permetterà di crederci fino a che potremo dire finalmente: "sto bene".

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