Attenzione,
questo post è dannatamente lungo e potrebbe nuocere alla vista se letto
sul telefonino. Ma commentarne solo una parte non ha senso. (Balasso)
L'ansia di definire il mondo a priori genera schieramenti. E gli
schieramenti, per come sono fatti, non aiutano il ragionamento. Io non
posso dire, come effettivamente penso, che è stato un errore assegnare
ai coloni una terra abitata da altri per il semplice fatto che lo diceva
un libro di fantasia; non posso dire, come effettivamente penso, che è
arrogante un popolo che si definisce popolo eletto; non posso dirlo
perché verrei tacciato di antisemitismo. Perché o stai con i rossi o
stai con i neri, i marciapiedi sono separati da una strada di livore
eterno e attraversare la strada ti travolgerà. E se io dicessi che la
famiglia Rotschild è tra le cause della sofferenza di tanta gente si
arriverebbe persino a pensare che io sia filonazista.
Questo perché
dall'altra parte, ci sono dei coglioni che mandano pacchi con teste di
maiale, ci sono dei coglioni che disegnano svastiche perché gli piace il
logo e quindi criticare un ebreo significa per i più spedire teste di
maiale.
Il mio amico Tajani mi faceva notare che se tu dici che non
mangi carne, quasi tutti ti definiscono vegetariano, se tu dici che non
sei vegano, quasi tutti pensano che mangi carne. Non è data la
possibilità di una forma complessa di pensiero. Se io faccio sesso con
me stesso, mi devo definire omosessuale? L'ansia di definizioni non
aiuta il ragionamento.
Con queste premesse è abbastanza logico
pensare che gli schieramenti politici siano un pantano di pensiero dal
quale è difficile uscire. Grillo tempo fa diceva che se tu pensi alla
politica come a schieramenti capeggiati da leader sei morto, fai parte
del passato; ma purtroppo gli eventi hanno dimostrato che la maggior
parte di quelli che hanno votato Cinque Stelle (un nome, se ci pensate,
aristocratico) lo hanno fatto perché intendono che Grillo sia il leader
di uno schieramento e nei fatti egli stesso, travolto dal "dibattito", è
costretto a comportarsi come il leader di uno schieramento.
Una
favola di Fedro parla di un padrone che compra uno schiavo etiope e,
siccome pensa che lo schiavo sia nero perché il precedente padrone non
lo ha lavato, tenta su di lui ogni tipo di lavaggio fino a fare ammalare
lo schiavo. Tralasciando qualunque considerazione sulla proprietà di
esseri umani, dico che quel padrone commette lo stesso errore
intellettuale commesso dal vecchietto di Arcore quando ha definito
"abbronzatissimo" Obama, ha pensato cioè che il nero non fosse
semplicemente nero, ma fosse un non-bianco.
L'antagonismo vende.
Siete sicuri che la scelta di Scarlett Johansson di abbandonare
l'adesione (morale) alle rivendicazioni degli abitanti degli
insediamenti e di stare ora dalla parte dei coloni ebrei sia una
questione politica? Una presa di coscienza intellettuale? O non l'ha
fatto forse perché pubblicizzare l'azienda dei coloni che rende le
bibite gasate le porta tanto denaro, e magari alla ditta delle bibite
non faceva piacere che lei sostenesse (gratuitamente) le cause degli
arabi?
Notate come, per descrivere questa situazione anch'io sia
costretto grossolanamente a definire schieramenti, come se tutti gli
ebrei fossero oppressori, come se tutti gli arabi fossero buoni, come se
l'aranciata fosse cattiva e Scarlett Johansson fosse diventata un
cesso.
Questo avviene perché ciò che non conosciamo direttamente lo
leggiamo sugli organi di stampa i quali sguazzano nell'affondare la
scure tra le categorie. E così i grillini sono squadristi, bisogna
rivedere le immagini al rallenty per capire se si tratta di uno schiaffo
o di una gomitata, la Boldrini è il difensore della vecchia politica e
qualcuno ha lanciato offese sessuali (ma, scusate, anche vaffanculo è
un'offesa sessuale!) e tutta questa bolgia in cui è indistinguibile
qualsiasi pensiero fa venire in mente che forse la politica andrebbe
fatta dai vecchi, sarebbe difficile così dire che una è stata eletta
perché fa i pompini o sarebbe difficile anche solo saltare i banchi del
parlamento. In questa bolgia di schiaffi, di vaffa, di acrobazie e di
schiamazzi è scomparso l'oggetto del contendere. Di cosa stavamo
parlando? La stampa non ne fa cenno, i fatti scompaiono lasciando il
posto a dichiarazioni, rivendicazioni, esternazioni, insomma:
definizioni di campo nelle quali il campo è stato spostato sotto i
nostri piedi. Il giorno dopo i fatti scompaiono dai giornali. Ricordo
che quando Schumaker ha avuto l'incidente che lo ha ridotto al coma,
nella bolgia di bollettini medici e di amarcord automobilistici io, che
non avevo letto niente, non capivo cosa fosse successo; ho chiesto a
qualcuno e ho ottenuto due risposte: 1) era in moto con suo figlio che
era rimasto incolume, 2) era uscito di strada in macchina, la cosa
inspiegabile era che guidasse una macchina privata col casco. Insomma,
tutti sapevano tutto dei bollettini medici ma, su quanto era successo,
solo congetture. Il giorno dopo i fatti sono dati per scontati.
Ovviamente i più maliziosi ci dicono che c'è del metodo nelle
dimenticanze della stampa, in questo insistere sulle cazzate. E infatti
qualcuno si stava cominciando a chiedere se il problema, più che negli
schiamazzi, consistesse in qualche decisione, la legge elettorale,
certo, va bene, ma non era mica la legge elettorale, c'era qualcosa di
cui non si parla più ma c'era qualcosa... eppure è successo di recente,
possibile che abbiamo già dimenticato in un lampo? Certo, è molto più
interessante lo schieramento e così si può litigare, Stamina, Italicum,
Imu, tutto fa brodo purché si possa litigare, eppure dobbiamo sforzarci
di trattenere un pensiero che qualcuno vuole farci passare dalla mente a
tutti i costi. Devo scartabellare tra foto e articoli per trovare
qualcosa di due giorni fa che parla della Banca d'Italia e del decreto
associato all'Imu sul quale è stata scatenata una bagarre sulla quale i
giornali si sono tuffati. Ecco cos'era che dovevo dimenticare, che la
Banca d'Italia sta per diventare una roba che potrà essere quotata in
borsa e che, in nome della diffusione della proprietà, dando l'illusione
che finisca l'era della Banca in mano a privati (Intesa San Paolo e
Unicredit soprattutto), lo Stato potrebbe tornare in proprietà della
Banca. Tutto il rigiro potrebbe portare 1 miliardo nelle casse dello
Stato. Trovo però, sommersa tra le righe di qualche blog, una
considerazione piuttosto preoccupante: fino a pochi giorni fa, se lo
Stato avesse voluto (e potuto) rientrare in possesso del controllo della
Banca d'Italia, avrebbe speso 156.000 euro, tanto avrebbe dovuto dare
agli attuali azionisti. E dopo il decreto, quando dovrà spendere lo
Stato per rientrare in Bankitalia da controllore? 7,5 miliardi di euro.
Più qualche altro miliardo in caso di quotazione in Borsa. Ma pare che
questa cifra la debba in qualche modo anticipare per gestire
temporaneamente un momento di vuoto partecipativo. Cosa vuol dire? Io
non l'ho capito e leggere la gente che se ne intende di economia
equivale a leggere la formula della fusione fredda. Questa notizia se ne
sta nascosta tra le gomitate e i pompini sui fogli di giornale, al
pari di quell'altra notizia di tempo fa, che riportava l'obbligo
dell'Italia a partecipare a un fondo europeo salvastati versando in
pochi anni 130 miliardi di euro circa, una notizia che, se non fosse
drammatica, avrebbe del comico, perché è come se io dessi alla banca
mille euro per potere un domani chiedere un prestito di 10 euro sperando
che la banca me li dia.
Qualcuno stava per riprendere le fila, ma
era tardi, bisognava votare per via dell'Imu, per salvare le famiglie
italiane dalla fame, perché qualcuno l'aveva promesso. Era tardi, ora
qualcuno vorrebbe parlarne ma purtroppo sui giornali non c'è spazio: è
tornato a bomba, come l'ape sul miele, come Vespa su Cogne,
l'attesissimo colpo di scena del processo Meredith. Tiro fuori una
manciata di euro per pagare il conto, mi chiedono se voglio fattura,
ricevuta oppure anche senza niente. Io non capisco quello che succede.
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