giovedì 31 ottobre 2013


Di solito, quando si mette in luce un paradosso che riguarda la fede, i cattolici hanno lo stesso atteggiamento che ha chi si sente offeso in quanto appartenente a un gruppo. E non c'è niente di più insensato, in termini di teleologia assoluta, di sentirsi parte di un gruppo quando si tratta della divinità, appunto, assoluta. Questo è accettabile forse da psichiatri, sociologi, ufologi e grafologi, ma non dai così detti "credenti" perché se credi non hai dubbi e se ti offendi, qualche dubbio ce l'hai.
È chiaro che si tratta di un atteggiamento "debole" perché se io faccio parte di un gruppo che apprezza, diciamo una banalità, il vino rosso, non sarò spinto da forti motivazioni se penso che dare dell'ubriacone a uno che beve vino rosso, o dire che si detesta il vino rosso significhi automaticamente colpire la "cultura del vino rosso" e me in prima persona.
Ma, tant'è, conscio del cilicio che dovrò sopportare e armato di un'indiscutibile vena masochistica, affronto il paradosso.
Il demonio esiste? Si dice di si e, d'altronde, se togliessimo il pepe al culo che mette l'idea dell'inferno, le chiese sarebbero deserte. Certo, noi possiamo condire le nostre scelte con un discorso logico, tanto più logico quanto più irrazionale è il suo presupposto, dicendo che no, non è la paura dell'inferno a muoverci, è bensì la nostra "spinta verso gli altri", ma in fondo è così che vanno le cose: si prendono più iniziative per paura che per bisogno.
Il demonio è dipinto come un angelo caduto, creato da Dio ma poi ribellatosi. E d'altronde non si potrebbe ammettere un essere in competizione con il Divino, che esiste dall'inizio dei tempi, perché se così fosse si tratterebbe di un altro Dio, cattivo ma pur sempre Dio.
Dunque il Demonio ha a che fare con l'inferno, un luogo che gli si addice, in cui pare che Dio non metta nemmeno piede nonostante la sua onnipresenza.
Il Demonio vuole rubare le anime al bene, in competizione con Dio, egli cerca di sottrarre i buoni al paradiso inducendoli a peccare per portarli nel suo inferno.
Si potrebbe dire che Satana sia avversario di Dio.
Dio, a quanto si dice, potrebbe annientarlo, ma non lo fa, un po' perché gli piace la competizione, un po' perché, a quanto pare, Satana si è, come si usa dire, conquistato una posizione.
Dunque se un cristiano è buono va in Paradiso. Ma se è cattivo viene punito.
Da chi?
Da Dio .
E dove va? In un luogo specifico da Dio creato?
No, va in casa dell'avversario di Dio. All'inferno.
Ma non erano avversari? Cos'è questa combutta?
Satana dunque lavora per Dio, è una specie di carceriere per suo conto.
Ma allora se ne dedurrebbe che Satana non odia Dio, anzi, mette in pratica i suoi disegni. In una sorta di governo delle larghe intese, Satana elemosina qualche soddisfazione in cambio di una vita passata a studiare qualsiasi forma di dolore e di sofferenza.
Questo assolve Dio dall'essere causa egli stesso delle sofferenze della anime dell'inferno? Certo che no: il comandante è responsabile di tutti i suoi sottoposti, salvo considerare Satana non sottoposto ma pari grado di Dio. E qui il discorso si fa assai complicato perché dovremmo chiederci cosa sia la divinità e ammettere che esistono due dei, uno buono e uno cattivo. E allora Dio non manda i cattivi all'inferno, ma li abbandona, diciamo così, fuori della porta ed essi scivolano verso l'inferno perché è tutta discesa. Si attendono delucidazioni.https://www.facebook.com/natalinobalasz/posts/681498868534937

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