Beccati. Finalmente li hanno presi con le
mani nel sacco. Ecco cosa nascondono i 5Stelle, ecco perché Grillo e
Casaleggio han fondato il MoVimento, ecco perché i grillini fanno
politica: per fare soldi. La scoperta la
dobbiamo ai segugi di Repubblica, che in due giorni han piazzato
altrettanti scoop mica da ridere. I titoli parlano da sé: “Una pioggia
di euro dagli spot sul blog, ecco la miniera d’oro di Beppe e
Casaleggio”, “Le ombre nel bilancio dei grillini al Senato”. Hai capito
quei ladroni? Zitti zitti, mentre tuonano contro i finanziamenti
pubblici ai partiti, accumulano un tesoro nella grotta di Alì Babà.
Come fanno? Semplice. Il nababbo Gianroberto Casaleggio, la cui società
che edita il blog di Grillo (il 77° d’Italia) è sempre andata in
perdita e nel 2012 racimolò un utile di 69.500 euro, incassa soldi a
palate dalle pubblicità, pagate dagli inserzionisti un tot ogni mille
clic. Quanto? Secondo il Sole 24 Ore 5 euro. Secondo il titolo di
Repubblica 0,92 euro; secondo l’articolo di Repubblica 0,64 euro. Per un
totale annuo di 5-10 milioni secondo il Sole, di 570 mila euro secondo
Repubblica. Se ne saprà di più il mese prossimo, quando sarà
pubblicato il bilancio 2014 sul 2013 (“sarà molto migliore del 2013”,
ha anticipato il guru). È vero che non conterrà il dato scomposto del
blog di Grillo; ma, essendo questo la principale attività della
società, si capirà se l’ordine di grandezza è quello indicato dal
quotidiano della Confindustria o da Repubblica. Nel primo caso,
sarebbero un bel po’ di soldi (peraltro legittimi, per giunta privati).
Nel secondo, saremmo poco sopra l’accattonaggio. In ogni caso, la
domanda sorge spontanea: siccome è assolutamente pacifico e dichiarato
che il blog di Grillo, come peraltro tutti i siti web di questo mondo,
si finanzia con gli spot, dove sarebbe il “mistero” dei finanziatori?
Basta aprirlo e vedere chi sono gli inserzionisti. Non c’è nulla di
meno misterioso di un’inserzione pubblicitaria. Si dirà: ma il blog di
Grillo è l’organo ufficiale di un movimento politico. Verissimo.
Esattamente come l’Unità ed Europa per il Pd, la Padania per la Lega, e
così via (Forza Italia non ne ha bisogno). Ma con due lievi
differenze. 1) I giornali di partito incassano fior di milioni dallo
Stato, cioè da tutti i cittadini, compresi quelli che non si
sognerebbero mai di votare per quei partiti, e senza quella “pioggia di
euro”, quella “miniera d’oro”, fallirebbero all’istante; in più, sulla
carta e sul web, fanno pubblicità e incassano altri soldi da
inserzionisti privati. Secondo: nessuno mena scandalo per tutto ciò,
nessuno pubblica “inchieste” sulla “pioggia di euro” e la “miniera
d’oro” degli house organ dei partiti.
Ma attenzione: ora, sempre grazie a
Repubblica, conosciamo pure “le ombre nel bilancio dei grillini al
Senato”. Quali? Tenetevi forte: “affitti da 2 mila euro al mese ai
dipendenti della comunicazione” (il prezzo medio di un trilocale al
centro di Roma), “pranzo da 6,71 euro consumato il 6 giugno dal senatore
Lucidi ”nel ristorante di Palazzo Madama” e soprattutto, scandalo degli
scandali, “buffet in onore di Beppe Grillo che l’11 luglio 2013 tenne
una conferenza stampa al Senato”, roba da “114 euro” per 55 persone (il
capo e 54 senatori), cioè 2 euro a testa, mica bruscolini. Ed ecco la
prova che c’era qualcosa da nascondere: nel rendiconto “per uso
interno”, il sardanapalesco banchetto fu registrato come “acquisto di
panini e bibite per accoglienza Grillo”, mentre in quello pubblico c’è
scritto “spese di rappresentanza”. Capita la furbata? Dopodiché, astuti
come volpi, i 5Stelle potevano papparsi 42 milioni di rimborsi
elettorali, invece li hanno lasciati allo Stato; ogni tre mesi
potrebbero intascarsi 2,5 milioni non spesi fra diarie e indennità,
invece li versano in un fondo per le piccole imprese; potevano pure
spartirsi i 420 mila euro avanzati dai contributi raccolti nella
campagna elettorale 2013, invece li hanno devoluti ai terremotati
dell’Emilia. Ma il movente è chiaro: farsi una gazzosa da 2 euro con
Grillo alla facciazza degli italiani. Sporcaccioni.
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