La democrazia
La democrazia esiste dove non c’è nessuno cosi
ricco, potente o prepotente da comprare un altro, e nessuno cosi umile,
povero e sottomesso da vendersi. Ma poiché è pressoché impossibile non
violare le innumerevoli regole, leggi o morali visto gli alti parametri
di riferimento. E da qui è facile indurre a “momenti di buio” e
tristezza se non disperazione e senso di assoluta inutilità. Come un
rimorso sospeso tra passato e futuro lasciare soli senza una rete sociale?
Senza reintegrazione o riqualificazione nel lavoro, senza sovvenzioni o
altro. Niente. Il tutto in un colonialismo “interno” una élite che
diventa status. L’assenza di una rete di sicurezza per i più deboli e la
pratica di erogazioni clientelari. Il familismo come priorità, voti di
scambio anche a livello individuale. Ci vorrebbe una “Commissione di
giustizia sociale” per rilevare sinergie. Qui vige il negazionismo i
disagi non esistono, servono solo a dare ulteriori poteri alla politica,
tramite psicologi, chiesa e associazioni. Io chiedo che questi disagi
siano trattati come gli altri in una fenomenologia di queste
problematiche. Oggi alcune nicchie possono permettersi “lussi”, e
l’aumento dei loro poteri d’acquisto alti redditi reali, se non elevati,
significano gradimento per chi governa. Il basso tasso di
disoccupazione, di alcune nicchie, e un cambiamento demografico con una
drammatica riduzione della popolazione giovanile li favoriscono.
Schiacciati da una prepotenza non in quando criminale in senso stretto
ma specchio di un sistema perbenista. Da parte di chi sul versante
istituzionale continua a concepire la cultura come un cartellone di
feste e di piccoli e grandi eventi. Molti sono convinti che le cause
scatenanti sia il basso livello culturale o qualche torto subito. Ma per
rimanere circoscritto, ma è solo un modo di mettono le mani avanti
perché non fanno nulla per riparare ai torti. L’unica ragione risiede
nella volontà di vivere uno stile di vita fatto di comodità, sete di
denaro, guadagni facili, mania di protagonismo e nient’altro. Producendo
un dissesto nella scala di valori umani.
Salvatore Loviso Calvello (Pz)
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