Le zecche
In quest’epoca di vanita, prima di valutare meriti e
capacità. Come una “casta di eunuchi”, che agiscono solo per ricompense
politiche. Pronti solo ad etichettare, in cui la giustizia è cosa
diversa dalla legge. Incattiviti vedono il male dappertutto. Ma c’è una
cosa che è molto peggio del male. Non so se avete presente le zecche,
qualunque cosa gli fai non mollano. E se gli togli il corpo, la testa
non molla. Per fargli perdere la presa ti tocca mettere un veleno,
e mentre muore il veleno cola nel buco che ha fatto. Lo scopo è
approvvigionarsi dei servizi migliori. E servizio mi ricorda, quando
dovevamo portare a Recc la capra: ciò significava che qualcuno doveva
prenderlo in quel posto. Lo scopo è: stender una cortina di silenzio.
Per poi fare negazionismi. Ma il sonno della ragione genera mostruosità.
Oggi tutto è fondato sull’immediatezza, “talento” e istinto, più che su
gavetta, abilità sfiancante lavoro. Le zecche sono infiltranti
funzionano come appoggio. Queste indennità a cosa servono? A migliorare
qualità e aspettative di vita. E per fare questo, serve mantenere
strutture di condizionamento. In pratica rivestono il ruolo di sgherri,
come i bravi dei promessi sposi. Il tutto ad uso e consumo del GRANDE
FRATELLO STATO. Il tutto si evidenzia in un catalogo di vanità, tra
stelle, starlet e adorabili frattaglie. Quindi rispondere sempre non
serve a niente, visto i preconcetti. Non resta altro il tono semiserio.
Non c’è altro modo di dirci la verità
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