venerdì 21 febbraio 2014

Sugli spalti tutti urlano, ridono e si arrabbiano. Pensano di essere loro i protagonisti del gioco, ma si sbagliano. Ma poco più avanti ci sono le Cheerleader, si agitano nelle loro tenute da universitarie degli anni '60 e si sentono loro le protagoniste, ma non è così. Poco più in là si stanno scaldando le riserve, non sono certi di essere i protagonisti, sperano di diventarlo, ma di sicuro non lo sono. Gli allenatori sono molto compìti nel loro ruolo di maestri e in cuor loro si sentono protagonisti, ma sono fuori strada. Entrano ora in campo i giocatori, pensano di essere i protagonisti perché in fondo tutta quella gente è lì per loro, ma non è così, tutta quella gente è lì per se stessa e i giocatori servono solo a farle passare il tempo, perciò nemmeno i giocatori sono i protagonisti. Chi è dunque il protagonista di questo baraccone in cui tutti si prodigano nel disperato tentativo di non sentirsi sfigati, cioè di sentirsi dentro una categoria da prendersi sul serio? Chi decide il gioco? Di chi è il pallone?
Tralasciando il lato macabro della faccenda, credo che questo baraccone sia come un funerale: il protagonista è quello che non esiste.


Il paese passato e influenze future

Normalità significa soprattutto stabilità familiare e difesa dell’ordine in cui occupare un ruolo deterministico di peso economico. È difficile accettare che dopo il progresso, questo paese sia <<normale>>, al determinismo all’istinto primordiale d’espansione. Il passato <<normalizzazione>>, verso il classismo fino promuovere una sterilizzazione culturale per le vite inferiori. Da persone orbitanti intorno ai centri morali. Tutto ruota intorno al potere, segnato da una partecipazione collettiva. L’”umiltà” del male, efficace e seducente. Fatta da dirigenti, imprenditori, accattoni e da un sottobosco di funzionari. Qui il protocollo di Kyoto per il riscaldamento globale basta un led o una lampada alogena. Salvo gli stessi fare cementificazione, consumo d’energia, filiera lunga e sprechi: impronta ecologica altissima. Come certe associazioni culturali, molto vicine alla macchina amministrativa, che servono a camuffare e a restituire un’immagine della realtà distorta. Una sorta di specchi deformanti.

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